Giuseppe Verdi | La Traviata

Locandina La Traviata per stampa

 

 

Note di regia a cura di
Angelica Dettori

“La Traviata” è l’opera della contemporaneità per antonomasia. Verdi l’aveva ambientata nel presente, prima che la censura intervenisse obbligandolo a retrodatare la vicenda; il ritratto della società che ne emergeva, infatti, era un atto d’accusa troppo pesante nei confronti della borghesia contemporanea, superficiale e ipocrita. Reinterpretando il personaggio di Violetta Valery come una star moderna della musica pop, si vuole mostrare la sua vita sotto la luce dei riflettori, quelli crudi e indagatori dei media; si è pensato di ambientare l’intera opera in un set cinematografico su cui si sta girando un videoclip musicale; un mondo freddo, effimero e bidimensionale, dove l’apparenza è tutto. I personaggi che popolano questo mondo sono aridi, superficiali, legati tra loro da rapporti di opportunismo e di violenza. Violento sarà il barone, come violento è il modo in cui Germont padre si rapporta con Violetta; ci immaginiamo che lui stesso sia stato suo amante e, incapace di credere alla potenza redentrice dell’amore, agisca mosso dalla rabbia, dalla gelosia e da un senso di vendetta nei confronti della giovane coppia che cerca la felicità (toccherà l’apice dell’ipocrisia arrivando da Flora circondato da escort).
Tutta l’opera alterna al realismo assoluto di alcune scene, momenti di dimensione onirica.
Durante il preludio vediamo Alfredo che vaga sul set in penombra, ossessionato dall’immagine della sua amata, che le appare sotto forma di tre identiche figure femminili. Tutto il Primo Atto si svolge durante le riprese del videoclip, il cui primo ciack viene festeggiato con il celebre brindisi. All’inizio del Secondo Atto la tradizionale casa di campagna diventa un monolocale delle banlieue parigine, che però a ben guardare non sarà altro che il retro stesso del set; si vuole così simboleggiare quanto la fuga d’amore di Alfredo e Violetta non sia così lontana dal mondo che hanno voluto abbandonare: sono solo andati dietro le quinte, ritagliandosi il loro nido in una struttura che, però, è piena di falle e di minacce. Violetta è e resterà prigioniera del mondo futile che l’ha creata.
Nella festa di Flora, avvenimento mondano per il lancio del video, inizia a intravedersi la dimensione dell’incubo: il coro è una massa grottesca, sono loro le “maschere” a cui fa riferimento Flora, con la loro corazza di vita mondana che nasconde una grande noia. La dimensione realistica diviene sempre più rarefatta, fino ad arrivare a confondersi, tra II e III atto con il sogno di una Violetta morente, che, nel delirio della malattia, ricorda i momenti salienti della sua vita. “Addio del passato” è la sintesi della sua vita, l’addio alle scene e al mondo, una sorta di allucinazione in cui la diva pensa di essere di nuovo sul palco, sommersa dagli applausi del pubblico che la idolatrava.