La nostalgia raccontata da Zenit

Concludere così ci sembra il modo migliore. Concludiamo con queste parole di Andrea Pocosgnich che, insieme a Luca Lòtano, ha curato il Campus per uno spettatore critico e la realizzazione quotidiana di Zenit, il giornale di Orizzonti Festival.

Dall’editoriale di Zenit 07.08.2016

La nostalgia è uno stato d’animo – e per alcuni dell’anima. Non esistono laboratori e workshop che permettano di alzare difese contro di essa.Orizzonti Festival, con la chiusura di stasera, lascerà impressa in città un’immagine, ombra indelebile di una comunità nata e cresciuta qui. A noi il compito di raccontare le evoluzioni, le relazioni, la misura del segno che Chiusi ha potuto e voluto accogliere. Siamo una riserva indiana e Zenit è l’avamposto più a Sud. Guardiamo il confine in lontananza, ne avvistiamo i fuochi fatui e al minimo segnale siamo pronti a registrare le vibrazioni del presente. I sei redattori di questo giornale temporaneo sono stati dei rabdomanti in cerca di nuovi e antichi geroglifici che possano raccontarci chi siamo. Lo hanno fatto con impegno, sorrisi e dedizione, aprendoci scrigni colmi di paure, talenti e fragilità. Prima di lasciarvi vi diranno di trasformismo e Mini Balletti, di Maddalene trasfigurate e bambini che cercano il gioco in scena…
La nostalgia non è un errore di sistema, non è un atomo in più in una formula chimica: è l’immagine della felicità passata e la paura di un futuro in attesa, in mezzo è teatro. (A.P.)

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