PRESENTAZIONE

Città di Chiusi, Festival Orizzonti 2018: #Senso

5 – 12 Agosto 2018
Chiusi, Centro Storico

Le arti performative realizzano modi diversi di porre in scena espressioni elaborate della percezione dei sensi, dando origine a momenti e situazioni in cui la conoscenza e l’immaginazione individuale si confrontano con la conoscenza e l’immaginazione dell’artista. E ‘uno scambio di quanto appreso attraverso i reciproci sensi che il nostro modo di stare al mondo restituisce in relazione con la realtà, ed a cui possiamo accedere se ci mettiamo in gioco e accettiamo di guardare alle cose da prospettive diverse e più sfaccettate. La nostra conoscenza, la nostra coscienza, la nostra immaginazione sono frutto di quanto abbiamo assimilato con i nostri sensi e poi rimescolato con quanto gli altrui sensi ci hanno trasmesso, dando luogo a spazi che riempiamo con sempre nuovi esperimenti sensoriali.

 

È da questo punto che partiamo. Dall’esplorare il senso in quanto sensazione, percezione, sentimento, impressione, stato d’animo e significato, e della penetrazione di tutto ciò nel linguaggio, sia esso verbale che performativo.

 

Nella possibilità di realizzare un festival che abbia una progettualità triennale, l’idea è quella di proporre un’esplorazione più esaustiva possibile delle arti performative, creando luoghi di incontro tra realtà professionali ed amatoriali (locali e non locali), in cui attraverso workshops di diversa durata, sia data la possibilità di creare delle vere e proprie “officine artistiche”, motivando le passioni e le sensibilità artistiche soprattutto dei giovani.

Come pure, prendendo spunto dai temi propri delle arte performative, sia occasione di espressioni di altre arti, attraverso, per esempio, mostre di fotografia, arti plastiche, pittura.

 

Dividendo il progetto in fasi attuative annuali, prossimo individuare tre percorsi.

 

Il primo percorso sarà indirizzato verso il senso di appartenenza: appartenere ad un luogo, ad uno spazio, ad un ‘ gruppo’, a ciò che indirettamente non abbiamo scelto, ma che altri, prima di noi, hanno scelto. Il senso di come acquisiamo ciò che per noi ha un senso: il nostro DNA, il nostro destino o il nostro karma.

 

Il secondo percorso esplorerà il senso dell’individuo: un necessario passaggio da ciò che abbiamo ereditato a ciò che, come individui, siamo chiamati a trasformare e migliorare, come impronta della nostra presenza e della necessità di esprimere ciò che siamo.

 

Il terzo percorso condurrà ad una porta da aprire verso il senso del lascito, dell’eredità che abbiamo il dovere di lasciare, consolidando e proteggendo ciò che di buono è stato creato per chi poi continuerà a sperimentare nuovi percorsi e nuovi significati che diano un ‘ senso’ ai futuri percorsi soggettivi.

 

Data l’ampiezza del concetto di senso sarebbe anche auspicabile la programmazione –  anch’essa di durata triennale –  e l’attivazione di percorsi paralleli (es: turistico, culturale, formativo) a quello puramente artistico, attingendo anche alle risorse territoriali limitrofe alla destinazione del nostro progetto.

 

Un festival, dunque, che possa essere fruibile da più soggetti possibili: per gli spettatori che vi intervengono per interesse puramente artistico, per quanti vorranno trarne un’esperienza di nuovi apprendimenti, per coloro che vorranno cogliere l’opportunità dello specifico momento di svolgimento del festival per conoscere ed apprezzare la realtà del nostro territorio a tutto tondo.

 

Roberto Carloncelli