SPETTACOLI

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(L’Odissea del figlio di Ulisse, ovvero come crescere con un padre lontano)

Gioele Dix torna in scena con un monologo intenso, personale ed estremamente divertente che ruota attorno all’idea della paternità: che essa sia ignorata, perduta, cercata o ritrovata. Un viaggio che usa come guida l’Odissea toccando liberamente lungo il percorso autori molto amati e illuminanti legami con la storia personale e familiare dell’attore.

In “Vorrei essere figlio di un uomo felice”, Gioele Dix racconta e approfondisce alla sua maniera una vicenda letteraria e umana fitta di simboli, recitando, raccontando, leggendo, e commentando, sempre insieme al pubblico. Un recital vivace e documentato, fra suggestioni colte, rimandi alla contemporaneità e tratti di improvvisa e affilata ironia.

Lo spettacolo si ispira ad un progetto andato in onda con successo su Rai 5, che viene ora ripreso e attualizzato per tornare sui palcoscenici in versione rinnovata e arricchita.

All’inizio dell’Odissea, Ulisse è assente e lontano. A Itaca, nessuno sa se sia ancora vivo e se mai farà ritorno. Persino fra le vette dell’Olimpo regna l’incertezza, e gli dei discutono a lungo sulla sua sorte.

Omero, come il più navigato degli sceneggiatori, sceglie di ritardare l’entrata in scena del suo primo attore. E con lui, l’apparizione di personaggi e avvenimenti strabilianti che renderanno indimenticabile il suo viaggio: la maga Circe, il ciclope Polifemo, il canto delle Sirene, la discesa nell’Ade, gli incantesimi della dea Calipso.

Tutto accadrà – o meglio, verrà rievocato da Ulisse in una sorta di lungo flashback –  dal quinto canto in poi. È forse per questo motivo che i primi quattro canti dell’Odissea sono meno conosciuti e frequentati. Eppure, in essi si racconta di un altro viaggio, meno spettacolare, ma altrettanto determinante, quello del figlio di Ulisse alla ricerca del padre.

Un breve ma intenso romanzo di formazione in cui il figlio del protagonista prova a uscire dall’ombra e imparare a crescere.

Telemaco parte da Itaca sulle tracce dell’illustre e ingombrante genitore che non ha mai conosciuto, in un lungo itinerario per mare e per terra fitto di incontri rivelatori, il giovane prenderà consapevolezza di sé e del proprio destino.

E quando Ulisse e Telemaco finalmente si incontreranno, l’eroe invecchiato e sfiancato da una guerra inutile abbraccerà commosso il giovane uomo cui cedere il suo scettro.

La figura di Telemaco incarna dunque la sorte di tutti i figli costretti a combattere per meritarsi l’eredità dei propri padri.

 Link al progetto originale di Rai5:

http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-­65f295f0-­‐fa48-­‐4968-­‐ae14-­‐8306372fd46d.html

Il Crogiuolo

Dramma in quattro atti di Arthur Miller

Traduzione di Luchino Visconti e Gino Bardi

Regia di Roberto Carloncelli

 Salem, 1692. Nella casa di Samuel Parris, il curato del villaggio, c’è grande agitazione. Perché la giovane Betty, figlia del reverendo, è sul letto e non dà segni di vita? E perché le ragazze del villaggio ballavano nel bosco?

Quello che sembra un gioco innocente, uno scherzo, ben presto scatena una tremenda isteria tra gli abitanti di Salem. In questa comunità di immigrati puritani del Massachusetts dai modi estremamente conservatori vengono alla luce conflitti mai sopiti, pregiudizi e superstizioni. Ovunque riecheggia una sola parola: stregoneria.

Con Il Crogiuolo, Arthur Miller fa luce su una delle vicende più cupe del XVII secolo: quell’anno, tra aprile e novembre, la corte del tribunale inquisitorio firmerà la condanna a morte di 19 persone accusate di aver firmato il “libro del diavolo”. Tra fatti inspiegabili, disfatte e colpi di scena quella che si consuma è la vicenda di un’umanità ancora non libera dall’ignoranza.

SUMMER EUREKA

Special edition

 Un’inconfondibile e spettacolare fusione di danza, acrobazie, mimica, humor e scenografie surreali che sfidano l’immaginazione

Kataklò torna per il Festival Orizzonti con uno spettacolo estivo per il grande pubblico e le famiglie.

Dopo il successo del tour brasiliano con lo spettacolo Play espressamente richiesto in occasione dei Giochi Olimpici di Rio de Janeiro 2016, e dopo la prima tournée invernale di Eureka, la nuovissima produzione firmata da Giulia Staccioli, Kataklò propone a Chiusi una special summer edition di Eureka, uno show appositamente pensato e costruito la cittadina toscana e il suo pubblico.

Verranno proposte coreografie tratte dall’ultima produzione  Eureka, integrate con le migliori performance degli spettacoli Puzzle e Play mantenendo la linea dinamica, atletica, poetica ed originale che ha reso Kataklò la compagnia di athletic theatre italiana più amata e richiesta al mondo. Sperimentare, provare, creare, inventare attrezzi, non porsi limiti, esprimersi con libertà, trovare armonie musicali e gestuali, stupire con semplicità e ingegno, questi i traits d’union che legano gli spettacoli firmati dalla fantasiosa direttrice artistica.

Grazie a queste uniche caratteristiche il linguaggio del corpo di chi balla piegandosi e contorcendosi (questo il significato della parola Kataklò in greco antico) supera qualsiasi barriera culturale, linguistica e generazionale.

Oggi l’ensamble ha in repertorio otto produzioni originali rappresentate in tutto il mondo: Indiscipline (1996), Kataklopolis (1999), Up (2002), Livingston (2005), Play (2008), Love Machines (2010), Puzzle (2012) e il recente Eureka (2016).

ideazione, direzione artistica e regia Giulia Staccioli

coreografie Giulia Staccioli
produzione Kataklò Athletic Dance Theatre

responsabile di produzione Daniela Bogo

tour manager e produzione Desirée Colarusso

produttore esecutivo Antonio MiIiani

management Emanuela Frassinella

promozione e distribuzione Progetti Dadaumpa s.r.l.

www.kataklo.com

Uno spettacolo Nina’s Drag Queens inspirato a “The Beggar’s Opera” di John Gay con: Alessio Calciolari, Gianluca Di Lauro, Stefano Orlandi, Lorenzo Piccolo, Ulisse Romanò coreografie: Alessio Calciolari drammaturgia: Lorenzo Piccolo regia: Sax Nicosia costumi: Gianluca Falaschi scene: Nathalie Deanamusiche originali: Diego Mingolla artwork: Donato Milkyeyes Sansone parrucche: Mario Audello disegno luci: Luna Mariotti assistenza ai costumi : Rosa Mariotti assistenza alla regia: Mila Casali produzione: Aparte – Ali per l’arte

DragPennyOpera è sia un’opera buffa e, insieme, un’opera seria. Un cabaret agrodolce, dai tratti mostruosi e scintillanti. Un ritratto a colori della nostra umanità così nera. È l’alba. Nel cortile di un carcere, sotto il patibolo, si danno ritrovo alcune figure. Attendono l’esecuzione capitale del bandito Macheath. Sono le donne della sua vita. Saranno loro a dare vita a questa storia: vedremo come siano avvenute le nozze segrete di Macheath con Polly, figlia della regina dei mendicanti Peachum; i provvedimenti che questa ha preso e gli avvenimenti che ne sono seguiti; come il delinquente sia stato arrestato a causa del tradimento di Jenny, prostituta e sua vecchia amante; come sia stato liberato grazie a Lucy, altra amante, giovane e nervosa, e arrestato nuovamente per mano di Tigra, madre di Lucy e capo della Polizia; per giungere infine al momento dell’esecuzione, al giudizio finale, e forse, all’happy end. La composizione di questo spettacolo si ispira, soprattutto nei temi e nella struttura, a “The Beggar’s Opera” di John Gay, commedia musicale scritta nel 1728, anzitutto come reazione ai soggetti inverosimili e alle messe in scena pompose di un certo teatro lirico dell’epoca. John Gay miscelava la musica colta e la canzone da osteria, la presa in giro del “gran teatro”, la satira più nera, e soprattutto adattava canzoni già note al pubblico, fossero ballate o arie d’opera. Allo stesso modo, il linguaggio teatrale delle Nina’s Drag Queens è un pastiche di citazioni, affettuose parodie, brani cantati in playback. Attingiamo al repertorio della musica contemporanea, reinventando (grazie alle composizioni originali di Diego Mingolla) alcuni riferimenti dell’immaginario pop che ci circonda. E lo facciamo con la stessa allegra ferocia messa in campo da Gay, sotto il segno di un umorismo amaro e politicamente scorretto.

NOTE DI REGIA

Una metropoli indefinita ma inevitabilmente attuale. Un potere assoluto, corrotto e stolido, che si intreccia all’illegalità e alla malavita. Un mondo di miserabili dove l’unica bussola è l’interesse personale. Peachum, Jenny, Polly, Lucy, Tigra: cinque personaggi che amano, tradiscono, rubano e uccidono, cinque donne che si usano a vicenda. Cuori neri dalla nascita o anneriti dalla vita, ma che pulsano vitali in uno scenario desolato. Il bandito Macheath: l’unico uomo, l’eterno assente, che suscita in questi cuori neri sentimenti assoluti. Amato, odiato, agognato, e infine spolpato fino all’osso. È una storia di potere, amore, sesso e soldi. A raccontarla, cinque attori uomini travestiti da donna. La drag queen, maschera teatrale postmoderna, clown dell’eccesso in bilico tra pop e melò, esagerata e smaccatamente finta, è la nostra strada per indagare personaggi al limite come questi. Il bandito Macheath, che ripercorre la vicenda a ritroso come la voce di un vecchio film, o piuttosto un’ombra sulla coscienza, è la presenza-assenza viscerale che anima ogni gesto di queste strane donne, che hanno la voce di Mina e il corpo di un maschio. E queste creature, anfibie e multiformi per loro natura, si muovono in uno spazio scenico precario, come in bilico sul piano inclinato di una catastrofe. La frammentazione dello spazio scenico procede di pari passo con un testo esploso, mescolato a canzoni in playback, coreografie, continui cambi di punto di vista, continui dentro-fuori dall’azione scenica. Il pubblico è invitato a partecipare a un gioco pericoloso: l’inevitabile e scintillante leggerezza messa in campo dalle drag queen si declina in ironia dissacrante e comicità grottesca, nello spericolato tentativo teatrale di realizzare l’istantanea di un mondo sull’orlo del precipizio. Questo è DragPennyOpera: opera pop, feroce cabaret.

OBLIVION: THE HUMAN JUKEBOX

 Gli Oblivion sono: Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda, Fabio Vagnarelli

Consulenza Registica: Giorgio Gallione Musiche: Lorenzo Scuda

Testi: Davide Calabrese e Lorenzo Scuda

Cinque contro tutti. Un articolato mangianastri umano che mastica tutta la musica e la digerisce in diretta in modi mai sentiti prima. Questo è OBLIVION: THE HUMAN JUKEBOX. Alla perversa creatività dei cinque cialtroni più irriverenti del teatro e della Rete si aggiunge, questa volta, quella del loro pubblico che contribuirà a creare il menù della serata suggerendo gli ingredienti della pozione. Gli Oblivion hanno in repertorio tutti i grandi della musica italiana e internazionale e sono pronti ad affrontare sfide sempre più difficili a colpi di cazzotti, mash-up, parodie, duetti impossibili e canzoni strampalate. Un flusso di note e ritmi infinito che prenderà vita davanti agli occhi attoniti degli spettatori, ogni sera, per una esperienza folle e mai ripetibile. Nessuno spettacolo sarà uguale al precedente. Dai Ricchi e Poveri ai Rapper, da Ligabue ai Cori Gospel, da Morandi ai Queen, tutte le canzoni senza farne nessuna. Uno schiacciasassi che trangugia e livella Sanremo, X Factor, Albano e Il Volo.

OBLIVION: THE HUMAN JUKEBOX è la playlist che non hai mai avuto il coraggio di fare, uno Spotify vivente che provoca scene di panico, isteria collettiva, ma soprattutto interminabili richieste di bis!

OBLIVION

Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda e Fabio Vagnarelli ovvero gli Oblivion, si incontrano nel 2003 a Bologna dove iniziano a frequentare (ma solo virtualmente) una serie di maestri eccellenti come il Quartetto Cetra, Giorgio Gaber, i Monty Python fino a creare un loro stile originale che mescola modernità e tradizione, vintage e attualità. Trascorrono anni intensi spesi nel teatro di rivista e nei musical, poi nel 2009 diventano notissimi al grande pubblico grazie al loro video su YouTube “I Promessi Sposi in 10 minuti”, geniale micro-musical visto ed emulato da milioni di utenti. Da quel momento iniziano un lungo tour teatrale con lo spettacolo “Oblivion Show” per la regia di Gioele Dix, in co-produzione con il Teatro Stabile del Friuli Venezia-Giulia: due stagioni di tour e oltre 200 repliche nei più importanti teatri e città italiane. Il teatro chiama poi la TV: debuttano sul piccolo schermo a “Parla con me” di Serena Dandini e segue poi l’invito nel cast di “Zelig” (prima serata Canale 5) nel 2011. Migliaia di studenti impazziscono per le parodie culturali degli Oblivion diventate ormai parte del gergo giovanile: oltre a “I Promessi Sposi in 10 minuti”  ci sono “L’Inferno in 6 minuti” e “Pinocchio in 6 minuti”. Nasce anche un libro con dvd dal titolo “I Promessi Esplosi”, (Pendragon 2011) tra il didattico e il comico: esperienza che confluiscein una serie di Lectio Dementialis nei più prestigiosi Licei ed Atenei d’Italia. Nel maggio 2011 pubblicano su YouTube “Obliviatar – Avatar in 6 minuti” realizzato in grafica 3d con la collaborazione di Video Italia per la regia di Michele Ferrari. Nello stesso anno debutta il nuovo show teatrale “Oblivion Show 2.0. Il Sussidiario” sempre con la regia di Gioele Dix. Nell’ottobre 2012 esce il loro primo singolo “Tutti quanti voglion fare yoga” seguito da un divertentissimo video interattivo, mentre nell’aprile 2013 viene pubblicato il singolo e video di “C’è bisogno di zebra”. Dal 2012 è in distribuzione anche il progetto su Giorgio Gaber “Far finta di essere G”, nato con il patrocinio della Fondazione Gaber. Nell’agosto 2013 debutta sul palco del Ravello Festival “Othello, la H è muta” spettacolo nel quale demoliscono a colpi di grottesca ironia sia l’Othello di Shakespeare che l’Otello di Verdi in uno show con la consulenza registica di Giorgio Gallione che sarà rappresentato anche al Teatro Regio di Parma dopo una lunghissima tournée. Nel 2014 gli artisti presentano “Oblivion.zip”, il loro personale archivio portatile che prevede per la prima volta il coinvolgimento del pubblico: una scaletta a richiesta dei presenti. Nel febbraio del 2015 debuttano sul web gli irresistibili mash-up del gruppo che ottengono milioni di visualizzazioni, in particolare “Morandi VS Queen” conquista subito milioni di visualizzazioni.A dicembre 2015 sono ospiti di “Panariello sotto l’albero” in prima serata su RaiUno e a gennaio 2016 partecipano alla festa dei 40 anni del quotidiano La Repubblica dove presentano il nuovo singolo “Evolution of Sanremo”, un’incredibile carrellata delle 66 canzoni vincitrici del festival di Sanremo in solo 5 minuti. Il brano spopola poi sul canale YouTube del gruppo ottenendo a breve migliaia di visualizzazioni.

Chi siamo

SetteOttavi è un gruppo vocale formato da otto cantanti ed ha come obiettivo quello di presentare al pubblico pezzi di musica pop, patrimonio della cultura popolare, in una chiave puramente vocale. I componenti hanno esperienze e provenienze artistiche diverse ma li accumuna la stessa passione per la musica vocale pop.

Componenti

Massimo Cinelli, Stefano Bernardini, Martina Fratangioli, Romina Ceccarini, Carla Magnoni, Vania Torroni, Fabio Roncella, Cristiano Binaglia.

Direttore artistico

Carla Magnoni

Esperienze

Tutti i componenti del gruppo possono vantare esperienze ultra decennali avendo cantato in varie formazioni corali o gruppi musicali e avendo partecipato a numerosi concerti in Italia e all’estero, sia in qualità di coristi che come solisti. Il gruppo vocale ha tenuto numerosi concerti nella zona e ha partecipato ad una master class dei Neri per Caso avendo l’onore di far ascoltare qualcosa dal proprio repertorio e di cantare insieme a chiusura del loro concerto. Molto aprrezzate anche le particolari “lezioni di musica vocale” che il gruppo ha tenuto presso l’Istituto di Istruzione Superiore “A. Avogadro” di Abbadia San Salvatore. A gennaio 2013 i SetteOttavi sono stati ospiti della trasmissione “Appetizer” su TeleIdea. Molto apprezzati sono stati anche i concerti natalizi con cui i SetteOttavi hanno allietato piazze e teatri nel periodo natalizio.

Repertorio

Il repertorio dei SetteOttavi è formato da arrangiamenti puramente vocali di brani contemporanei di musica pop spaziando dalle canzoni di autori italiani, ai Beatles, dagli Abba alle musiche eterne dei film Disney. Nel periodo di Natale si arricchisce dei brani tipici della tradizione natalizia.

Discografia

A dicembre 2014 è uscito il primo CD dei SetteOttavi dal titolo “STEND AP!” che raccoglie otto brani dal loro repertorio live.

CINEMATIC.2: BALLATA

 concept Gabriella Maiorino/ Simone Giacomini music live Simone Giacomini danza e coreografia Gabriella Maiorino disegno luci Andrea Margarolo produzione Clancarnal/ Associazione Sosta Palmizi con il sostegno di Stalker Teatro Video studio: http://www.gabriellamaiorino.net/cinematic-2-ballate/video-2/

Promo: https://vimeo.com/208458802 contatti: Associazione Sosta Palmizi/ Elisa Chianella produzione@sostapalmizi.it 0575/630678 349/2182180

Sinossi – Lo spettacolo nasce da un progetto artistico consistente in una serie di ritratti dove la danza e la musica si intrecciano con suggestioni cinematografiche. L’intenzione iniziale della ricerca era di sviluppare una serie di studi che toccassero tre aspetti: la relazione tra musica e movimento, quella tra cinema e danza contemporanea, quella tra arte contemporanea e movimenti artistici del passato. In CINEMATIC.2 è stato isolato l’aspetto MELODICO nella musica classica e nelle partiture. Il focus è sul personaggio romantico di Charlie Chaplin e sulla sua particolare, animata ed empatica, comprensione del mondo. La natura romantica, partendo dalla nota Ballade di F. Chopin, si intreccia con la continuazione di linee specifiche esplorate dagli artisti nei lavori precedenti: da un lato la ricerca di un’analisi quasi molecolare sulla musica e le sue componenti, dall’altro la definizione melodica in chiave sia musicale che coreografica, nonostante la difficoltà’ implicita dello scardinare la melodia dagli aspetti armonici e ritmici della composizione. Il corpo e il suono si fanno ponte tra storia ed astrazione, tra narrazione e non oggettività’.

Note degli autori – Nei primi mesi di lavoro abbiamo studiato in profondità il significato del termine MELODIA nella storia e pratica musicale. Dopo l’approfondimento di diversi pezzi musicali abbiamo scelto di concentrarci sulla Ballata numero 1 opera 23 di F. Chopin che svolge uno sviluppo melodico-drammaturgico estremamente specifico, complesso ed efficace allo stesso tempo. L’abilità di questa melodia di contenere, supportare e consegnare un chiaro senso di “narrazione emotiva”, è stato l’aspetto che ci ha connesso al termine romanticismo nella sua accezione più larga, da movimento letterario ad artistico, a filosofico. Lo spazio dato dal romanticismo all’irrazionale, al sentimento, al sogno e alla visione, l’idea di infinito; e poi ancora il discorso intorno alle Nazioni, la Patria, la Religione, l’Epica, la Storia etc ci ha fatto chiedere come e quanto questi temi potessero essere rilevanti per un’audience contemporanea. Mentre, in una seconda fase della ricerca, eravamo intenti a “dare corpo fisico” alla partitura, creando una seconda partitura coreografica, a livello musicale è cominciata una parziale reinvenzione di alcune zone della musica stessa. C’era infatti un bisogno in un certo senso contemporaneo di soffermarsi in alcune aree atmosferiche o grappoli di note che nella partitura originale volavano via dinamicamente molto presto. Scavare, aprire, svelare. Musicalmente. Nella ricerca fisica, è apparsa presto la dicotomia tra “astratto” e “narrativo”. Il nostro bagaglio critico, forse l’abitudine culturale, ha cominciato a ribellarsi contro qualsiasi traccia di possibile (riconoscibile) significato nel corpo, nel gesto. Abbiamo allora lavorato con uno strumento che chiamiamo “molecular agitation” in cui il movimento, attraverso la gravità, viaggia ovunque nel corpo, non trascurando viso, mani, piedi, dettagli visibili o invisibili e per alcuni secondi quasi si cristallizza in dei frame, rivelando un’emozione, un pezzettino di storia o di biografia. Mettendo insieme le due partiture, fisica e musicale il risultato appariva bizzarro, grottesco,drammatico o leggero o neutro e questo studio ci ha portato ad incrociare quello che ci sembrava un personaggio in un certo senso romantico della storia del cinema, ovvero Charlie Chaplin. Attraverso la visione dei suoi film e della riscrittura della sua biografia nel libro di Fabio Stassi “L’ultimo ballo di Charlot” siamo entrati nel suo mondo avventuroso e poliforme di ironia e dramma.

Lo spettacolo è prodotto da Clancarnal e Sosta Palmizi e ha debuttato il 19 Febbraio 2017 al

Teatro Mecenate di Arezzo all’interno della rassegna Invito di Sosta.

 

ROSAROSA

regia André Casaca assistenza alla regia Stefano Marzuoli e Nina Lanzi costumi Federica Novelli e Vanna Vezzosi musiche Jun Miyake & Sublime, Baro Biao, Paco de Lucia e Chambao, Camaron e Tomatito produzione Teatro C’art Comic Education

LO SPETTACOLO

Uno spettacolo provocante, che si muove sul filo della comicità portando una donna clown a rivelarsi in tutte le sue forme: energia maschile, semplice, concreta e femminile, passionale, sensuale, sostenuta nel suo sbocciare dall’arte del flamenco. Essenziali la scenografia e gli oggetti sulla scena, che fanno da filo conduttore in tutto lo spettacolo ma che vengono stravolti nella loro ordinarietà dallo sguardo del clown. Lo stesso sguardo che trasporta lo spettatore in mondi nuovi seguendo il corpo di una donna nelle sue evoluzioni spericolate . Una serie di gag comiche, in cui emerge il lato buffo e allo stesso tempo delicato dell’essere umano. Uno show dove il silenzio é il tappeto sopra il quale scorrono dei pneumatici domati dalla protagonista come se fossero belve feroci di un circo, dove il silenzio lascia spazio al sogno e all’immaginazione…. Una storia con tratti esilaranti e poetici, all’ombra di un attaccapanni gigante, a cui sono appese le fantasie di una donna. Spettacolo delicato, rosso e pungente, come una ROSA!

 

 

BIOGRAFIA

Teresa Bruno_attrice, clown, ricercatrice teatrale, ed educatrice è una delle fondatrice nel 2002 della compagnia e dello spazio culturale Teatro C’art. Inizia la sua formazione come ginnasta nel 1991 e nel 1999 quella teatrale formandosi prevalentemente con André Casaca con il quale collabora da 17 anni. Dopo prosegue la sua formazione sul teatro fisico, mimo e clown con Yves Lebreton, Philippe Gaulier, Jos Houben, Lume Teatro Brasile, Paco Gonzales- Famiglie Floz, sulla danza Raquel Hirson Scotti- Lume Teatro, Sabrina Cunha, Marigia Maggipinto della compagnia di Pina Baush, Atsushi danza Butoh, danza flamenca Pilar Carmona, sulla voce con Daniela Soria, Monica Scifo e Ida Maria Tosto cantanti e pedagogiste del metodo funzionale di Gisela Rohmert, per approfondire il metodo della Rohmert inizia la formazione all’Istituto Modai a Torino a fine 2015. Attua sul palco come attrice e clown dal 2000 negli spettacoli “La pena di Morte”, “La Danza di Eirene”, “Il Labirinto”, “Tango cieco” e dal 2005 nelle produzioni del Teatro C’art “Famiglia Vaga-lume”, “Matrimonio Italiano”, “Noise talent show” e nel suo solo “ROSA” e si esibisce in vari cabaret con alcuni dei suoi numeri più conosciuti. Tutti spettacoli prevalentemente muti e che prediligono il linguaggio comico non verbale. Coordina dal 2004/2005 progetti di formazione applicando la Metodologia “Educa – zione comico-relazionale” ideata da Casaca, in scuole d’obbligo d’Italia, progetti di cooperazione interna-zionali in Brasile, a Capo Verde. Fino ad oggi circa 17.000 persone tra bambini, ragazzi e adulti, disabili e hanno avuto modo di partecipare all’attività formativa svolta da Teresa Bruno in ambiti scolastici, percorsi extrascolastici, centri diurni, case famiglie, formazioni per operatori di piccolo circo.

“ROSA” é il primo spettacolo solo, che vede in scena la clown Teresa Bruno é debuttato nell’aprile 2012 al Teatro del Popolo di Castelfiorentino (FI), provincia di Firenze, repliche nella sala consiliare, al Teatro delle Sfide-(Bientina), a Utopia del Buongusto Capannoli-( Pisa), al Teatro Sacro Cuore di Busto Garolfo (Milano) all’interno della rassegna “Donne In canto”,a Bellaria (Rimini) Festival di arte di strada, partecipa al concorso dei Carichi Sospesi- (Padova), al Festival di circo contemporaneo Cirk Fantastik- (Firenze), replica al Teatro C’art per adulti e matinée per bambini e ragazzi, partecipa alla rassegna ClownTemporanea di Rebis Production a Torino.

PULCINELLA_Quartet

 Coreografia e regia: Virgilio Sieni Musica: Michele Rabbia eseguita dal vivo dall’autore Interpretazione e collaborazione:  Claudia Caldarano, Maurizio Giunti, Lisa Labatut, Davide Valrosso Assistente alla coreografia:  Giulia Mureddu Costumi:  Elena Bianchini e Virgilio Sieni Luci:  Mattia Bagnoli Produzione:  Compagnia Virgilio Sieni / Centro di produzione nazionale sui linguaggi del corpo e della danza In collaborazione con:  Fondazione Federica e Brunello Cucinelli e Teatro Stabile dell’Umbria

Cosa vuol dire essere avventurosi se non lasciarsi al gesto del camminare, e poi del danzare, della verità del danzare, un procedere liberamente?Lo spettacolo raccoglie un ciclo di danze che alludono alla figura di Pulcinella: avventure attraverso il corpo esplorate da un gruppo di danzatori. Come “trovatori” di gesti, essi mettono in opera una serie di coreografie slanciate sui temi dell’abitare lo spazio, della gravità, del gioco e della leggerezza. Fughe avventurose nella radura dello spazio, nelle infinite prospettive continuamente percorse da incontri, avvicinamenti e condivisioni. Le danze in serie svelano danzatori destinati alla loro storia, ai loro racconti: esplorazioni sulla postura dell’uomo nelle sue declinazioni antropomorfe, nei tragitti apparentemente marginali posti nelle pieghe del gesto.

Il gesto istintivo incontra un continuum di dettagli fisici irregolari e improvvisi di storie e vissuti, margini e scarti, a indicare una mappa dell’uomo che guarda alla natura e alla costruzione di un chiasmo, un luogo dell’incontro e dell’intreccio. Nei margini e negli scarti del movimento emergono oltremodo le briciole del contemporaneo.

Da G.Agamben, Pulcinella ovvero Divertimento per li regazzi

Pulcinella non recita soltanto, ma vive “all’improvviso”. Per questo, benché pratichi occasionalmente tutti i mestieri, la sua vita è essenzialmente inoperosa. Si direbbe che le attività cui si dedica sono fatte seriamente e, tuttavia, per una sorta di scommessa, “all’improvviso”.

 ESTRATTO DI RASSEGNA STAMPA

“Pulcinella Quartet  è  la messinscena  di una sofferta presa di coscienza, con momenti di autentico pathos e altri di altrettanto autentica tammuriata napoletana quando i Pulcinella “infelici” si pongono di fronte agli spettatori, accettando il ruolo comico-tragico del loro travestimento che poi è quello che il pubblico si aspetta. Nella comprensione di ciò che avviene sulla scena lo spettatore è accompagnato dalla musica di Michele Rabbia, eseguita dal vivo dall’autore,  che alterna sonorità rarefatte ad altre lancinanti, bassi continui da opera napoletana ad accenni melodici fino ai ritmi travolgenti della comicità momentaneamente ritrovata”.

Pietro Meucci, La Stampa, 26 marzo 2017

VIRGILIO SIENI

 Protagonista della scena contemporanea italiana a partire dai primi anni ’80, coreografo e danzatore conosciuto a livello internazionale, “tra i pochissimi capaci tramite il movimento di dar vita a composizioni che parlano ancora dell’“umano”, delle sue debolezze e fragilità” (Goffredo Fofi) e “le cui opere si offrono come un pensiero in forma di danza e sulla danza” (Roberto Giambrone). Sieni si è formato alla danza classica e contemporanea ad Amsterdam, New York e Tokyo, ma il suo percorso comprende anche studi di arti visive, architettura e arti marziali. Nell’83 ha fondato la Compagnia che porta il suo nome con cui, fra i tanti riconoscimenti, vince tre premi UBU – nel 2000, nel 2003 e nel 2011, anno in cui ottiene anche il premio della rivista “Lo Straniero”. In qualità di coreografo ospite, ha creato balletti per i principali Enti Lirici e istituzioni teatrali italiane: Teatro alla Scala di Milano, Teatro Comunale di Firenze – Maggio Musicale Fiorentino, Teatro Massimo di Palermo, Teatro San Carlo di Napoli, Teatro dell’Opera di Roma.

Osso, La natura della cose, tratto dal De rerum natura di Lucrezio con la collaborazione del filosofo Giorgio Agamben per la drammaturgia, Solo Goldberg Improvisation, Tristi tropici, liberamente ispirato all’omonimo testo di Claude Lévi-Strauss e De anima, ispirato ad Aristotele, sono alcuni dei titoli più significativi della sua produzione.

Per la creazione dei suoi lavori Sieni si è spesso avvalso della collaborazioni di artisti visivi, musicisti e compositori di fama, come Alexander Balanescu, Ennio Morricone, Steve Lacy, Francesco Giomi/Tempo Reale, Evan Parker, Stefano Scodanibbio, Grazia Toderi, Liliana Moro, Maurizio Nannucci, Flavio Favelli.

Insieme alla sua compagnia, Sieni affianca alla creazione di spettacoli un programma di ricerca, studio, diffusione del linguaggio coreografico contemporaneo articolato in progetti di residenza, produzione e formazione. Dal 2003 dirige a Firenze, Cango Centro di produzione nazionale sui linguaggi del corpo e della danza e dal 2007 l’Accademia sull’arte del gesto, finalizzata alla trasmissione delle pratiche artistiche e alla definizione di un nuovo rapporto tra formazione e produzione, rivolto sia a professionisti che a gruppi di neofiti della danza, dall’infanzia alla terza età ai non vedenti.

Nel 2013 diventa direttore della Biennale di Venezia – Settore Danza e viene nominato Chevalier de l’ordres des arts et des lettres dal Ministro della cultura francese.

Rappresenta l’Italia sia a Marsiglia Capitale Europea della Cultura 2013, con il progetto Arte del gesto nel Mediterraneo che coinvolge 160 interpreti provenienti da diversi paesi, sia a Bruxelles nell’ambito del Semestre Italiano di Presidenza dell’Unione Europea 2014 con il progetto Vita Nova sull’iconografia sacra al Bozar Centre for Fine Arts.

MICHELE RABBIA

 Percussionista, batterista.Il suono, il gesto e l’azione, come anche il silenzio, sono tratti caratterizzanti della sua musica.  In “solo”, come in gruppo, si esprime plasmando spazi sonori in cui coniuga la tecnologia con l’originalità di materiali artigianali che lui  stesso sceglie con cura. Suona in diversi contesti musicali; musica improvvisata, contemporanea e musica elettronica.
Nella sua attività concertistica e discografica collabora tra gli altri con:
Stefano Battaglia, Marilyn Crispell, Dominique Pifarely, Andy Sheppard, Eivind Aarset, Daniele Roccato, Louis Sclavis, Paul McCandless, Paolo Fresu, Antonello Salis, Maria Pia De Vito, Marc Ducret, Roscoe Mitchell, Vincent Courtois, Emile Parisien, Michel Godard, Rita Marcotulli, Benoit Delbecq, Jim Black, Ingar Zach, Anja Lechner, Ciro Longobardi, Maurizio Giri, Matthew Shipp, Bruno Angelini, Michel Portal, John Taylor, Elio Martusciello, Sabina Meyer, Regis Huby, François Couturier, David Linx, Ralph Towner, Aires Tango, Javier Girotto, Sainkho Namtchylak, Jan Bang, Théo Ceccaldi, Tore Brunborg , Enrico Pieranunzi, Matmos, John Tchicai, Bruno Chevillon , Furio Di Castri , Michel Benita , Italian Instable Orchestra, Jean-Paul Celea , Giovanni Maier, Enzo Pietropaoli, Roberto Cecchetto, Paolo Damiani, Daniele di Bonaventura, Daniele D’ Agaro, Giovanni Guidi, Luciano Biondini, Rosario Giuliani, Giorgio Pacorig, Gabriele Mirabassi, Gianluca Petrella, Giancarlo Schiaffini, Salvatore Bonafede, Michael Thieke, Roberto Bellatalla e molti altri.
Le sue collaborazioni si estendono nella danza con Virgilio Sieni, Teri Janette Weikel, Giorgio Rossi. Compone musiche per lo show ” Genova 01″ di Fausto Paravidino; per la letteratura con la scrittrice Dacia Maraini, Gabriele Frasca e Sara Ventroni; per il pittore Gabriele Amadori e l’architetto James Turrell.
Si è esibito nei più importanti festival Europei, in Cina, India e Stati Uniti.